Ongi etorri Arnaldo.

12729220_649279611879649_3855192022382348768_nDopo sei e anni e mezzo di carcere torna libero Arnaldo Otegi, storico leader della sinistra indipendentista basca. Era il 13 ottobre 2009 quando il militante viene arrestato nel corso di un meeting e condannato con l’accusa di appartenere alla formazione politica Batasuna, inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche in Spagna.
Che questa manovra fosse motivata politicamente più che dalle tanto decantate ragioni di “sicurezza nazionale” era già ovvio all’epoca: il giudice che emette la sentenza, Garzón, è famoso per la sua teoria del “tutto è ETA”, secondo la quale ogni struttura politica del Paese Basco sarebbe fondamentalmente una costruzione paramilitare con l’obiettivo di sovvertire il paese con la violenza. Tra queste strutture ci sono anche centri culturali, spazi aggregativi e scuole per bambini, ma si sa che l’autorità mal tollera lo sviluppo di pratiche sociali alternative e di pensiero critico che non può controllare. Il processo è una farsa di tali dimensioni che si riesce ad accusare Otegi solamente di “non aver pubblicamente condannato Eta”, dimostrando ancora una volta che la “libertà d’espressione” è un valore utile solo a scatenare guerre sante e a giustificare le uscite della peggiore destra neonazista. Il caso Otegi è stato seguito da migliaia di attivisti in tutto il mondo e la gravità immotivata del provvedimento preso contro di lui denunciata anche da quei settori dell’opinione pubblica e della giurisprudenza spagnole che mai ci si sognerebbe di definire estremisti filo-baschi.

L’isterismo statale raggiunge vette tali che meno di un mese fa a Madrid due burattinai, impegnati in una rappresentazione teatrale, vengono arrestati per lo stesso motivo: “apologia di terrorismo”. Lo spettacolo in questione racconta la storia di una strega che subisce una persecuzione giudiziaria basata su false accuse, nello specifico alcuni agenti di polizia la lasciano incosciente per terra e le mettono in mano un cartello che mostrerebbe scritte inneggianti ad Eta per poi fotografarla con la prova incriminante e arrestarla. Il cartello in realtà mostra una scritta (“Gora alka Eta”) che in basco non significa proprio nulla e che è anzi un gioco di parole basato sullo slogan basco (“Gora Eta”) e sull’assonanza con il nome Al-Qaeda, intendendo in questo modo denunciare proprio il modo in cui lo stato applica il termine “terrorista” a proprio piacimento.
Come nella migliore tradizione teatrale, la quarta parete si infrange e viene da chiedersi se lo spettacolo non fosse una vera e propria prova di metateatro, dal momento che che i due diventano a loro volta vittime di un caso politico e giudiziario che culmina nel balletto mediatico e politico di giornalisti indignati (che ci tengono a precisare che la satira buona la fanno solo i giullari di corte) e della sindaca Carmena, che chiede scusa a ogni famiglia per l’indegno spettacolo.

Dall’ incarcerazione di Otegi e dall’accusa ai due burattinai gli unici ad averci guadagnato sono i teorici dello stato forte e tutti coloro che hanno bisogno di crearsi un nemico interno per giustificare una strategia repressiva contro i diritti sociali e politici non solo del popolo basco, ma anche di tutti coloro non vogliano allinearsi a questo tipo di politica.
Come in Italia, Irlanda, Grecia e fino al Medio Oriente, l’Europa accetta solamente la dissidenza autorizzata, un tipo di contestazione che sta alle regole di un gioco che non ha inventato e che può muoversi solamente intorno al proprio oggetto di critica, senza mai poterlo colpire, pena l’etichetta di “terrorista”.

Ongi etorri Arnaldo.
Solidarietà a tutti i compagni e le compagne che lottano per la libertà.

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