Mensa

“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane.
Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”

De Andrè

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Sono trascorsi ormai più di dieci anni da quando la Regione deliberò la chiusura della Mensa di Via Mezzocannone 14, adducendo confuse motivazioni che andavano dagli eccessivi costi del servizio pubblico, all’inadeguatezza della struttura. La verità era che la gestione delle mense della Federico II fu deliberatamente criminale, in un gioco a perdere che ne giustificasse la chiusura. Da quel momento abbiamo assistito all’ingresso del privato nella gestione delle mense e del diritto allo studio in generale. Un patrimonio di inimmaginabili potenzialità veniva appaltato ad aziende di varie dimensioni, interessate davvero poco al diritto allo studio e moltissimo ai propri introiti.
Intanto, venne dato inizio all’opera di ristrutturazione della mensa e dei locali limitrofi. Centinaia di milioni di euro la cui destinazione risulta ancora indecifrabile.
Alla fine di questa bella storia ci siamo trovati con una mensa nuova di zecca, impacchettata, dotata di ogni apparecchiatura ma chiusa. Per cinque anni chiusa. E chiusa era destinata a rimanere per ancora chissà quanto tempo mentre si blateravano bugie a studenti e lavoratori.
Ma la storia, si sa, fa porre solo quelle domande a cui il contesto sociale sa dare delle risposte. E così per qualche anno è stato ancora tollerabile che un vetro ci separasse dai nostri diritti. Ma da quando l’Austerity è diventata la norma, da quando il sistema è evidentemente incapace di dare risposte alle alla sua stessa crisi, da quando i giovani sono costretti a lavorare ben al di sotto della soglia di sopravvivenza, riprendersi una mensa è una risposta che non può non venire in mente a qualcuno. Pensavano forse che tutti sarebbero rimasti tranquilli e buoni mentre non lasciavano nulla masticare se non il bavaglio? Pensavano che nessuno avesse la forza e la volontà di opporsi mentre alle buste paghe dei lavoratori in Italia venivano rubati più di NOVEMILA EURO in dieci anni?
I nodi vengono sempre al pettine. E’ solo questione di tempo.
Così alla fine, studenti della Federico II e dell’Orientale, insieme a lavoratori del quartiere e giovani disoccupati e precari, hanno deciso di rompere gli indugi e dar vita ad una pratica di riappropriazione di diritti.
Adesso la mensa è davvero pubblica. Aperta a chiunque; non serve nessun tesserino, non servono carte d’identità, dichiarazioni isee o cose del genere.
Costruire una mensa dal basso, senza la volontà di arricchirsi. Dimostrare che è possibile mantenere prezzi irrisori e buona qualità nel cibo. Tutto questo si sta già sperimentando.

È importante che chiunque sia interessato venga per partecipare, fare proposte, vivere l’occupazione e farla vivere all’interno del territorio.

Lontani da partiti, istituzioni e padroni che in questi anni hanno solo saputo mangiare sulle nostre spalle.

 

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