Cronaca e valutazioni della giornata del 7 maggio.

Contro fascismo e repressione non un passo indietro!

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La giornata del 7 Maggio a Napoli va analizzata in tutta la sua complessità poiché a parer nostro molti sono gli aspetti da approfondire e su cui sentiamo l’esigenza di esprimerci.
La necessità di portare solidarietà ai compagni e alle compagne del movimento studentesco milanese colpiti il giorno prima da cariche di polizia e carabinieri all’interno della Statale, ci ha fatto scendere in strada in forma di presidio in occasione della visita istituzionale del neo ministro della Istruzione Carrozza. Torneremo a questo dopo,cercando di ripercorrere in ordine cronologico la giornata. Il primo dato che salta agli occhi, testimoniato da video e foto abilmente strumentalizzate dai mezzi di comunicazione, è un innalzamento del livello repressivo da parte degli organismi di Polizia. Questo inasprimento non ha riguardato solo una realtà di lotte locali ma ha assunto un profilo nazionale. Ne sono un esempio gli episodi di violenza poliziesca come risposta ai percorsi di lotta dei lavoratori della logistica di Bologna o dell’Ikea di Piacenza o dei lavoratori della Esselunga.
Più si manifestano le contraddizioni della crisi, più gli spazi di dissenso si riducono fino a scomparire. Fino a pochi anni fa, durante le contestazioni ai ministri dell’istruzione o chi per essi, si cercava almeno di salvare la faccia. Venivano impiegati alcuni strumenti come Udu/Uds che venivano accettati in delegazione per mostrare la disponibilità dello Stato. In questa fase non esiste alcun margine di trattativa né di discussione. La crisi rende più difficilmente tollerabili il dissensodella classe sfruttata  che si vede rapinata di diritti, salario e futuro.
E allora cariche a freddo contro lavoratori e studenti, intimidazioni, sgomberi di spazi occupati diventano le uniche risposte che questo sistema economico offre e può offrire.


Riteniamo imprescindibile un’analisi della fase che tenga conto degli attuali rapporti di produzione e dei conseguenti rapporti sociali per riuscire ad organizzare una risposta adeguata. I numerosi percorsi di lotte ambientali, studenteschi e lavorative non possono sopravvivere senza la capacità di strutturare una risposta consapevole e costante a questi attacchi che non tarderanno a ripetersi e ad alimentarsi piuttosto che a diminuire nella propria violenza repressiva.

Ore 12:00. Partiti dal centro, gli studenti si sono recati in presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito. Il presidio è nato in solidarietà agli studenti Milanesi colpiti dalle violente cariche della polizia dentro l’Università Statale di Milano, in seguito allo sgombero della biblioteca autogestita “Ex-Cuem”.La piazza non era vuota: una trentina di ex dipendenti del consorzio di Bacino, addetti alla raccolta differenziata, afferenti al Sindacato Confederale Nazionale Lavoratori Italiani, avevano un incontro programmato con il Prefetto a quell’ora.

Ore 12:40. Dopo un primo momento di compresenza, al lancio da parte degli studenti di alcuni cori antifascisti la situazione è degenerata per la provocatoria presenza di Salvatore Lezzi, fondatore di Forza Nuova a Napoli, arrestato nel 2003 per l’estorsione di tangenti dei disoccupati in connubio con lo storico clan Misso della Sanità, da sempre vicino all’estrema destra napoletana. Lezzi, assieme ad un altro gruppetto di infami ha iniziato un aggressione verbale e fisica nei confronti del presidio. Spinte, calci e minacce tutto questo sotto gli occhi di celere e digos. A questa aggressione fisica e verbale, si è cercato di dare una risposta seppur improvvisata e non organizzata. Non si è però riusciti a resistere alla successiva carica di celere che, ignorando il gruppo di fascisti, si è scagliata contro gli studenti, sospingendoli verso la piazza e riuscendo a fermarne uno.

Ore 13.10. Non cedendo al ricatto dell’abbandono immediato della piazza in cambio del rilascio del compagno, gli antifascisti sono rimasti in forma di presidio. Dopo un apparente momento di calma, alcuni dei principali protagonisti della provocazione iniziale hanno tentato di aggirare lo schieramento di celere. Proprio Salvatore Lezzi ha lanciato un casco in direzione del presidio non riuscendo a cogliere l’obiettivo. A questo punto è intervenuto un agente della digos che ha amichevolmente raccolto il casco da terra, restituendolo al camorrista/fascista. Grazie all’intervento di un Digos, dunque, il lancio è stato ripetuto due volte. Contemporaneamente altri sgherri si avvicinavano provocatoriamente ai compagni in atteggiamento di aperta sfida. Fianco a fianco fascisti e celere con. l’ausilio dei blindati, hanno caricato congiuntamente, costringendo gli studenti a ripiegare ai margini della piazza. Proprio in questi frangenti avviene il secondo fermo ai danni di un compagno riconosciuto, pestato, tradotto all’interno della Prefettura in cui sono continuate intimidazioni e vessazioni (schiaffi e altri colpi ai genitali). Nei video si vede distintamente uno dei servi fedeli di Lezzi lanciarsi contro i compagni e sistemarsi una cosa nella tasca destra; dal presidio si vedeva chiaramente il ferro di una lama brillare. Durante tutto lo svolgimento della dinamica e le cariche la Digos non si è accontentata di mantenere il solito, finto livello concertativo ma è stata anch’essa esecutrice e protagonista di offese verbali e fisiche e di continue provocazioni, altro segnale dell’innalzamento repressivo generale che suona anche come un campanello per chi in questi anni ha creduto di poter stabilire delle relazioni con questi soggetti. Al secondo ricatto il gruppo di compagni ha dovuto definitivamente sciogliere il presidio e riunirsi verso il Rettorato dove era prevista un’occupazione e una conferenza stampa.

Ore 14. Il Rettorato della Federico II è stato occupato per un’ora e mezza. Ovviamente il Rettore non si è mai presentato.
Si è deciso di continuare la giornata conoscendo la presenza nel pomeriggio in pieno centro storico del Ministro Carrozza.

Ore 16. Da Palazzo Giusso un centinaio di studenti si sono mossi per le strade del centro, intenzionati a denunciare quanto successo la mattina. Dopo aver attraversato le vie del centro storico ed arrivati in prossimità del Conservatorio di S.Pietro a Majella che ospitava la terza tappa dell’incontro con il Ministro Carrozza, il corteo si è trovato di fronte ad un dispiegamento di celere che impediva il passaggio. Si è perciò ripiegati in un vicolo secondario provando a raggiungere il conservatorio salendo via San Sebastiano. Neanche il tempo di disporsi in maniera più compatta che da Piazza Bellini, abbondantemente presidiata da Carabinieri e Polizia, si è distaccato parte di un plotone di Celere con alla testa il Vice Questore Fiorillo (già noto per la direzione di un reparto di Celere durante i giorni del G8 di Genova). La carica ha costretto al ripiegamento lo spezzone. I ragazzi che si trovavano a mantenere lo striscione sono stati colpiti brutalmente dalla carica che non si è fermata neanche di fronte ad auto e passanti. Questa carica ha di fatto chiuso il momento di contestazione.

Questa giornata ci lascia una serie di considerazioni da rapportare alla fase che cercheremo di puntualizzare:

1.Lo Stato in maniera efficace riesce a servirsi di strumenti che nel corso dei decenni ne hanno garantito la continuità e tutela. Fascisti e polizia oggi hanno ribadito che uno solo è il braccio armato del Capitale.
2.C’è un fortissimo innalzamento dello scontro tra classi e un conseguente aumento del ricorso agli strumenti repressivi.
3.Come risposta all’inasprimento del livello repressivo non risulta utile lo sbigottimento o peggio ancora il vittimismo che anzi riteniamo controproducente.
4.La sopravvivenza dei percorsi di lotta deve partire dall’unità dei percorsi reali. L’accantonamento di pietose mire egemoniche, diffidenze e di particolarismi sono sola tutela in grado di far fronte al livello di scontro messo in campo dalla controparte.
5. Il casco ti salva la vita!

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