Cronaca e riflessioni sulla vittoriosa lotta dei lavoratori “Lotto 10” della Federico II

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Una sola lotta, Una sola voce!
Per il rilancio delle lotte di tutti i lavoratori delle ditte esternalizzate.

“Il nemico avanza, noi arretriamo; il nemico si accampa, noi facciamo azioni di disturbo; il nemico è stanco, noi attacchiamo; il nemico arretra, noi lo inseguiamo.„
Mao Tze Tung

A proposito della lotta in difesa degli art. 3 e 4 del contratto dei lavoratori esternalizzati del “Lotto 10” della Federico II: breve cronaca dei fatti.

A cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2014 si verificava il passaggio da un’azienda ad un’altra del servizio di pulizie del lotto 10 della Federico II (centro storico).
Nella giornata del 3 febbraio 2014 abbiamo avuto un incontro con alcuni dei 48 lavoratori interessati, quelli che ci capita più spesso di incrociare nel palazzo di Lettere e Filosofia, dove esiste da 5 anni uno spazio occupato quotidianamente frequentato da studenti attivi nelle lotte per il lavoro come per il diritto allo studio; già da almeno cinque anni a questa parte i lavoratori esternalizzati sono sotto attacco costante e sotto il forte ricatto di perdere il posto di lavoro, ma in questi mesi sta succedendo qualcosa di più, collegato a più ampie operazioni di riorganizzazione generale dei posti di lavoro, che vanno ben considerate, nell’interesse di lavoratori che vivono condizioni quasi identiche.
Seppure il contratto collettivo (art. 3 e 4) prevedesse l’obbligo di riassunzione di tutti i lavoratori alle medesime condizioni contrattuali, il fatto che due di questi lavoratori fossero stati spostati da poco da una sede ad un’altra dell’università (da Monte Sant’Angelo al centro storico), aveva permesso all’azienda di operare una variazione delle condizioni contrattuali, imponendo una riduzione del monte ore del 7% per ciascuno dei 48 lavoratori, con corrispondente riduzione salariale e conseguente perdita dei ticket pasto.
Già dal primo incontro ci sono state chiare le intenzioni di questi lavoratori di non voler sottostare all’ennesimo sporco ricatto, e, non avendo più fiducia nei sindacati, avevano intenzione di mettere in campo forme di lotta tempestive e autorganizzate.
Lo stesso giorno i lavoratori hanno sospeso infatti il servizio e nelle sedi interessate si sono verificate azioni di disturbo estemporaneo (rovesciamento di alcuni sacchetti), dando così un primo segnale ad azienda ed università; si sono dati appuntamento il giorno seguente alle 6.00 del mattino con la volontà di non cedere: il timore era legato anche alla possibilità dell’azienda o dell’università stessa, di chiamare un servizio esterno per pulire al posto degli scioperanti e neutralizzare l’efficacia della protesta.
Come studenti abbiamo partecipato in solidarietà alla chiamata. Già da questo appuntamento, come studenti, abbiamo scelto di manifestare solidarietà attiva. Siamo infatti consapevoli del fatto che lottare adesso al fianco dei lavoratori significa battersi anche per le nostre attuali e future condizioni di lavoro.
Nel corso della giornata, lavoratori e studenti insieme, abbiamo fatto diverse azioni (è stato srotolato uno striscione dalla facoltà di giurisprudenza ed è stato scritto e distribuito un volantino comune firmato lavoratori e studenti*). Nel frattempo, come studenti abbiamo occupato la presidenza della facoltà di lettere e filosofia, per inchiodare l’istituzione accademica alle sue responsabilità, ottenendo che il direttore del dipartimento inviasse al rettore una lettera di sollecitazione in merito alle gravi condizioni lavorative dei 48. D’altro canto il rettore ha da poco dato le dimissioni quindi non esiste.
Subito dopo si è tenuto l’incontro tra alcuni dipendenti, la vecchia azienda (KUADRA) e la nuova azienda, la SAP1 che si è concluso con un nulla di fatto: i soggetti presenti non avevano alcuna intenzione di accollarsi le proprie responsabilità; inoltre veniva dato un ultimatum: firmare entro le undici del giorno dopo il nuovo contratto alle condizioni imposte (rinuncia agli art. 3-4 del contratto collettivo aziendale), pena il licenziamento immediato.
Non si è indietreggiati, tutti insieme abbiamo svolto un presidio sotto la facoltà di giurisprudenza, durante il quale si è raccolto un forte contingente di polizia in assetto antisommossa, nonché un gran numero di agenti della DIGOS, mentre qualche spia interna alle associazioni studentesche di giurisprudenza cercava in maniera infame, ma soprattutto inutile, di creare divisioni tra i lavoratori e gli studenti in lotta per la stessa causa2.
Dopo aver avuto notizia dell’esito negativo dell’incontro istituzionale ci siamo recati, lavoratori e studenti autorganizzati, all’ufficio contratti della sede centrale della FedericoII per occuparlo; durante tale occupazione si è svolto un nuovo incontro tra alcuni lavoratori, delegati sindacali, la nuova azienda (SAP s.r.l.) e l’università: qui si è resa ancora più palese l’inutilità dei sindacati, nonché lo scaricabarile tra università e SAP S.r.l..
Siamo tornati quindi alla facoltà di lettere e filosofia più agguerriti di prima, e lì abbiamo preso la decisione di occupare la facoltà stessa. Sempre insieme abbiamo trascorso la notte, in gran numero, con lavoratori e studenti uniti in questa giusta occupazione, pur col sonno e la stanchezza delle tante ore di lotta senza dormire.
C’è stata anche la possibilità di prepararsi mentalmente al giorno dopo attraverso discussioni e assemblee. Alle 6.00 del mattino del giorno dopo si sono così tenuti picchetti agli edifici di Lettere e filosofia e di Giurisprudenza, con la distribuzione del comunicato di occupazione a firma di studenti e lavoratori.
Nel corso della mattinata, in solidarietà con i lavoratori delle pulizie, il personale tecnico amministrativo della segreteria ha deciso di sospendere il servizio, come anche alcuni professori, messi alle strette dalla pressione esercitata dalle azioni di sciopero; di conseguenza non si sono potute svolgere le sedute d’esame; si è creato insomma forte disagio per tutta la comunità accademica, esploso immediatamente e espresso in lamentele da parte di vari dipendenti e degli studenti tutti (alle prese con la sessione d’esami invernale), laureandi, ecc. La gravità delle condizioni igieniche, la sospensione degli esami, uniti ai picchetti e volantinaggi, hanno indotto le istituzioni universitarie e la SAP S.r.l. a convocare un nuovo incontro, dal quale infine si è usciti vittoriosi: tutti i 48 lavoratori sono stati riassunti conservando le precedenti condizioni contrattuali. __________________________________________________________________________________________
1 La SAP srl è in subappalto grazie alla celebre Romeo spa, nominata a sua volta dalla CONSIP, ente del ministero dell’economia e delle finanze e deputato ad effettuare operazioni di “razionalizzazione” tramite l’affidamento di grandi appalti.
2 Sul ruolo e gli interessi di queste associazioni e sindacati studenteschi (ampiamente finanziati, avviatori di pessime carriere politiche condotte sulla pelle e con le tasse di studenti e lavoratori) come sull’analogia che questi hanno in rapporto alla funzione generale dei sindacati all’interno delle rispettive realtà lavorative, occorrerà ritornare, per comprendere gli argini che spesso provano a frenare le battaglie concrete in difesa di diritti e dignità lavorativa.

Le esternalizzazioni nell’ottica dei lavoratori: il sistema del ricatto.

Negli ultimi decenni i processi di esternalizzazione dei servizi hanno consentito di scaricare il costo dei lavoratori, attraverso appalti a ditte esterne, con conseguenze che, ovviamente, si riflettono sulle condizioni lavorative, nonché sul livello qualitativo e quantitativo dei servizi stessi.
La strategia dell’esternalizzazione oltre che essere veicolo di “risparmio” e interessanti giri d’affari, impedisce l’unione tra lavoratori, attraverso contratti diversi con prerogative differenti, e non solo tra quelli che svolgono servizi diversi, ma anche tra quelli che svolgono le stesse mansioni e che si ritrovano dipendenti di aziende differenti.
A permettere questo è l’attuale modello universitario, frutto di una trasformazione avvenuta in più di un decennio, alla quale come studenti ci siamo sempre opposti e ci opponiamo senza se e senza ma.
Questa è una strategia di divisione evidente ogni volta che si verifica un passaggio d’azienda, anche dal comportamento tenuto da istituzione accademica, aziende e DIGOS:
infatti il ruolo dell’università è sempre quello di garantire un appoggio formale alle rivendicazioni dei lavoratori e degli studenti (salvo poi da un lato provvedere con richiami disciplinari presso le aziende a colpire i lavoratori in protesta, dall’altro lavarsi le mani da ogni responsabilità all’atto pratico, inscenando uno scaricabarile con le aziende);
il gioco dell’azienda consiste invece nel creare divisioni interne portando i lavoratori alla disgregazione delle proprie rivendicazioni;
infine la DIGOS interviene a spaventare gli operai nel momento in cui si alza il livello della lotta, a metterli in allerta nei confronti di chi li supporta e a minacciare denunce.
Se, per decidere di alzare la testa si deve aspettare di essere con l’acqua alla gola, è evidente che ci si muove in un sistema di paura, ricatto, minaccia continua, talora velata, talora brutale, sopportata nel quotidiano.
Se la strategia è volta alla disgregazione dell’unità dei lavoratori, la risposta più efficace è l’unione, nella lotta, di tutti i lavoratori e degli stessi con gli studenti.

Riflessioni sulla lotta dei lavoratori del “lotto 10”
in relazione ai sindacati ed ai rappresentanti degli studenti.

La genuinità con cui è nata, e la vittoria conseguita da questa recente lotta, dimostra l’utilità di contrastare tutte queste logiche di divisione: i 46 lavoratori che rischiavano il licenziamento non hanno “scaricato” i 2 neo trasferiti (dal plesso di Monte Sant’Angelo), ma hanno rigettato al mittente il subdolo tentativo operato dall’azienda SAP S.r.l.. Allo stesso modo i lavoratori non hanno creduto alle prese di posizione “favorevoli” dell’istituzione accademica, né hanno ceduto al gioco di università e DIGOS, che li “invitava alla calma” con false promesse e li esortava a non accettare la solidarietà degli studenti in quanto “pericolosi”.
Il risultato “pieno” della riassunzione di tutti i lavoratori senza peggioramenti nelle condizioni lavorative, strappata col sudore della lotta ma con la gioia di una conquista frutto dei propri sforzi e della propria determinazione, è infatti stato possibile grazie al rigetto del meccanismo di delega sindacale, e grazie a una lotta che in partenza non accettava compromessi e si basava su una reciproca fiducia di tutti, dovuta al legame stretto in anni di lavoro assieme e di frequentazione degli stessi luoghi.
Eppure il fatto che queste condizioni sono comunque ancora appena soddisfacenti per la sopravvivenza di sé e della propria famiglia (molti part-time con orari improponibili soprattutto per chi viene dalla periferia e si sposta con i mezzi pubblici) ci ricorda come questa vittoria piena sia in realtà il minimo che spetta ai lavoratori.
Siamo abituati a vedere vertenze sindacali che puntualmente si concretizzano in “mezze vittorie” (o rovinose sconfitte), in concertazioni che portano ad accordi a ribasso, con il peggioramento delle condizioni contrattuali, o con la riduzione dell’organico.
Se infatti i sindacati sono corresponsabili di un deterioramento delle condizioni lavorative a livello nazionale e internazionale, stabilendo insieme ai padroni delle aziende nei luoghi di potere in nome della Produzione il futuro dei lavoratori, a livello “interno” svolgono il medesimo ruolo di moderatori, promettendo possibilità di vittoria per vie concertative e spegnendo sul nascere la carica propulsiva dei lavoratori: così infatti il delegato sindacale, nella vicenda suddetta, sconsigliava ai lavoratori di intraprendere determinate forme di lotta, ritenute troppo radicali, come l’occupazione della facoltà (salvo poi rivendicarsi successivamente di aver svolto un ruolo determinante nella vittoria dei lavoratori); così anche qualche mese fa, alcuni sindacalisti a Monte Sant’Angelo esortavano i lavoratori della manutenzione in protesta, a dissociarsi dalle forme di solidarietà espresse subito anche in quell’occasione dagli studenti del plesso.
I “rappresentanti” istituzionali degli studenti, svolgono lo stesso ruolo dei sindacati in ambito studentesco, non ottengono né più né meno di quanto ottiene il sindacato in ambito lavorativo, e ciò perché il loro unico interesse è altro: fare carriera politica all’interno delle istituzioni accademiche e spartirsi fondi pubblici per “attività culturali” e gettoni di presenza alle riunioni; per questo si disinteressano totalmente delle problematiche reali che riguardano sia studenti che lavoratori, e questo è stato dimostrato ancora una volta nella vicenda recente, nella quale hanno negato la solidarietà degli studenti ai lavoratori e addirittura hanno chiesto all’istituzione accademica di prendere provvedimenti contro i disservizi, salvo poi, a vittoria ottenuta, rivendicarsi un fantomatico ruolo svolto durante la mobilitazione di operai e studenti.

Non un passo indietro…

In base alle considerazioni svolte pensiamo che in relazione alle strategie sviluppate dal sistema nel suo complesso, e assunte dall’università, l’unica soluzione è la partecipazione diretta dal basso e l’unità nella lotta, di tutti i lavoratori e degli studenti. E’ necessario infatti superare le divisioni dettate dalla compartimentazione imposta da questo sistema, unendo le rivendicazioni, legate a condizioni comuni, di tutte le categorie di lavoratori nell’università: dagli operai delle pulizie a quelli della manutenzione, dai servizi di portierato e custodia, ai lavoratori delle mense, dai lavoratori dei centri stampa a quelli dei bar, dalle segreterie ai ricercatori e dottorandi, e così via.

Una direzione in cui potersi muovere

L’obiettivo che, al momento più di tutti, potrebbe garantire migliori condizioni a tutti i lavoratori nell’università, sarebbe l’internalizzazione dei lavoratori: è chiaro infatti che essere dipendenti diretti dell’università dia maggiori garanzie di stabilità e ridurrebbe di molto il ricatto cui sono costantemente sottoposti i lavoratori ad ogni passaggio da un’azienda all’altra. Non ne beneficerebbero solo i lavoratori esternalizzati, ma anche quelli già (o meglio i pochi ancora) interni, dato che se la strategia è quella di scaricare i costi del lavoro attraverso l’affidamento dei servizi a ditte private, è lecito aspettarsi che la gestione aziendalistica dell’università, volta alla razionalizzazione massima delle spese, prosegua progressivamente all’esternalizzazione di tutti i servizi a tutti i livelli.
Riteniamo che sia questo l’obiettivo cui deve tendere un percorso di ri-unione dei lavoratori dei diversi compartimenti; un percorso che crediamo possa essere avviato solo con la solidarietà attiva tra lavoratori nella difesa contro ogni attacco. Sappiamo benissimo che l’internalizzazione non risolve da sola tutti i problemi sul posto di lavoro, ma può essere una proposta da discutere o da intraprendere in vari modi.
In questi anni abbiamo lottato diverse volte al fianco dei lavoratori di diversi compartimenti, spesso esclusivamente nell’emergenzialità legata al momento del passaggio di consegne fra due aziende che si susseguivano negli appalti.
Abbiamo constatato che sono proprio questi gli anni (con un’accelerazione dal 2008) in cui avvengono con maggior frequenza nuove contrattazioni a ribasso, e il peggioramento delle condizioni lavorative. Pertanto riteniamo che, per quanto riguarda tutti i lavoratori esternalizzati, sia utile intervenire sulla predisposizione delle gare d’appalto da parte dell’università. E’ necessario infatti imporre all’istituzione accademica che le gare vengano predisposte in modo tale da conservare almeno le medesime condizioni lavorative ed i posti di lavoro, con la possibilità ulteriore di ottenere anche miglioramenti delle condizioni stesse.

Momenti di crescita collettiva come questa esperienza di lotta, sono importanti perché hanno visto una partecipazione collettiva, un reciproco riconoscimento in condizioni differenti, come quelle tra lavoratori e studenti di un’università, ma con molti elementi comuni, nello sfruttamento, nell’incertezza lavorativa, nella volontà di non cedere.

Collettivo Studenti Federico II

Divisi non siamo niente, uniti…NOI SAREMO TUTTO

Spazio di Massa Reloaded (Lettere e Filosofia) – C4 Occupata (Monte Sant’Angelo, Aulario A) Mensa Occupata (via Mezzocannone 14)

studentifedericosecondo.msack.org
www.mensaoccupata.org

Scarica qui il documento – comunicato della lotta al fianco dei lavoratori delle pulizie del “lotto 10” e in allegato c’è anche il volantino;

LETTERA APERTA AGLI STUDENTI E AL PERSONALE UNIVERSITARIO

Il personale di pulizia si scusa per il disagio arrecato;stiamo lottando per conservare i diritti acquisiti e salvaguardare il posto di lavoro.

Nel continuo gioco di gare d’appalto a ribasso che ciclicamente mette a rischio le condizioni già precarie dei lavoratori delle ditte esternalizzate, si è arrivati non solo a un taglio dei salari del 7%, ma il passaggio dall’art. 4 comma A, che prevede passaggio diretto ed immediato alle stesse condizioni salariali e a parità di ore lavorative di tutti i dipendenti nel cambio da una “ditts” all’altra, all’art.4 comma , che comporta vantaggi esclusivi per l’azienda attraverso tagli dei salari e dei servizi senza margini di trattativa da parte dei lavoratori. La ditta uscente ha per di più sovraccaricato questa facoltà di due unità lavorative che ora rischiano il posto di lavoro.

Ciò comporterà disagi non solo per il personale che subisce cosi, un ulteriore attacco rispetto a condizioni lavorative già di ricatto costante, ma anche per tutti coloro che vivono i dipartimenti e l’università e subiscono tagli ai servizi di pulizia già carenti.

L’Università è corresponsabile di questa situazione, in quanto, dal momento che sgrava i costi di numerosi servizi grazie ad aziende esterne, a scapito delle garanzie lavorative, sarebbe almeno tenuta a vigilare sulla gestione dei dipendenti e del servizio delle ditte operanti.

Dopo numerosi incontri e finti tavoli di trattativa spesso disertati dalle stesse ditte, la pazienza dei lavoratori è al limite.

Siamo certi di suscitare interesse e solidarietà in questa lotta intrapresa, consci che solo attraverso l’unità di tutte le lotte potremo riappropriarci dei diritti di cui ci stanno privando.

I lavoratori delle pulizie dell’Università di Napoli Federico II “Lotto 10”
Studenti Federico II

LAVORATORI e STUDENTI UNITI NELLA LOTTA!

^VOLANTINO PRODOTTO DA LAVORATORI E STUDENTI COME PRIMO PASSO DELLA MOBILITAZIONE

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