Contro i mondiali dello sfruttamento, tifiamo rivolta!

FUCKFIFA2

 

 

 

 

 

 

 

 

In Brasile milioni di persone hanno formato uno dei movimenti di protesta più grandi della storia del paese mettendo in atto, già da qualche anno, pratiche di lotta e resistenza culminate negli scioperi e nelle manifestazioni, che continuano dall’inizio dei mondiali di calcio, contro le politiche economiche (ironia della sorte) del governo del Partito dei Lavoratori (PT), sedicente e autoproclamata alternativa “socialista” al neoliberismo, ormai al potere da più di dieci anni.
In realtà la “cura economica” dell’attuale presidente Dilma Rousseff e del suo predecessore Luis Ignacio da Silva è consistita in pesanti misure di austerità e privatizzazione, prese di comune accordo con le élite economiche del paese e di larga intesa con la Banca Mondiale, il FMI e Wall Street.
In questo contesto si inseriscono investimenti da capogiro (a beneficio unico della FIFA e delle solite lobbies) per la Coppa più cara della storia: ben 10 miliardi di euro (contro i 3 miliardi di Germania 2006), di cui l’85% proviene dallo Stato o dalle amministrazioni locali, destinati a progetti di partenariato e procedure di cessione a gestori privati per interventi di costruzione e ammodernamento di stadi e infrastrutture che non saranno sottoposti a gestione pubblica e che hanno già contribuito a un significativo aumento del debito estero.
Contrariamente a quanto propugnato dalle manipolate statistiche della Banca Mondiale (che riportano indici minimi di povertà), negli ultimi anni le condizioni di vita in Brasile sono peggiorate tragicamente, causando emarginazione e impoverimento in gran parte della classe media urbana.
Inoltre dal 2008 sono condotte pesanti operazioni di polizia nei quartieri popolari per garantire gli interventi di ristrutturazione con trasferimenti forzati e sfratti: presentate all’opinione pubblica come una guerra al crimine organizzato a Rio, si sono trasformate in una vera caccia alle popolazioni delle favelas, dove si registra un incremento di vittime innocenti negli scontri a fuoco. Con la Coppa del Mondo, lo stato brasiliano ha dato inizio a una vera militarizzazione del paese: sui 170.000 agenti di sicurezza mobilitati, ben 57.000 saranno militari, il più grande contingente mai utilizzato per un avvenimento sportivo in Brasile.
Il governo si prepara anche a votare una legge “antiterrorismo”, che identificherebbe il reato con il “provocare un panico generalizzato, nel tentare di recare offesa alla vita, all’integrità fisica, alla salute o alla libertà di una persona”. Una definizione piuttosto vaga che permetterebbe di scatenare un’ondata repressiva contro tutti i movimenti sociali, quando si adatterebbe alla perfezione al lavoro svolto dai cosiddetti tutori dell’ordine.
Il tutto chiaramente in nome del popolo e del progresso.
I manifestanti prendono sempre più coscienza dell’importanza della lotta e dell’auto-organizzazione e, a seguito delle proteste, sono state ottenute alcune vittorie: l’aumento della retribuzione degli straordinari, il miglioramento delle misure di sicurezza sul lavoro e l’abbassamento dei costi dei trasporti pubblici.
Tempo fa, sempre più disgustati dallo sport «ufficiale», dalle varie Federazioni e dalla logica del profitto, abbiamo intrapreso un percorso di sport differente dando vita all’esperienza di autogestione della Palestra Popolare Vincenzo Leone con l’occupazione della mensa abbandonata dell’università Federico II.
Nonostante l’ENEL abbia staccato la corrente elettrica per la seconda volta, continueremo a percorrere quelle strade di lotta e riappropriazione che abbiamo costruito in questi anni.
Non possiamo partecipare al becero sentimento nazionalista che vorrebbe vederci uniti sotto una bandiera che, oggi come non mai, significa morte e oppressione.
Non possiamo restare in silenzio mentre i mondiali in Brasile mostrano la vera faccia della FIFA e del calcio moderno: questo sport, asservito alle logiche del profitto e alle agende di FMI e Banca Mondiale, non ci appartiene.
Sosteniamo la lotta degli sfruttati in Brasile con le nostre lotte!
Boicottiamo i mondiali e la FIFA!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.